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Addio all’Irap, avanza l’imposta unica per le imprese

GIOVANI AGRICOLTORI

Addio all’Irap con una tassa unica per le imprese che accorpi l’attuale Ires e il tributo regionale sulle attività produttive. È il progetto a cui sta lavorando il Governo e che il viceministro all’Economia, Luigi Casero, è pronto a far decollare già dal prossimo anno. «Con la cancellazione del costo del lavoro dalla base imponibile Irap, ormai pienamente operativa dall’anno d’imposta 2015, l’imposta regionale sulle attività produttive rappresenta a tutti gli effetti un’addizionale all’Imposta sul reddito delle società. Oggi nell’imponibile Irap è rimasta una quota residuale del costo del lavoro per il soli lavoratori a tempo determinato e gli interessi passivi», spiega Casero, e proprio per questo ci sarebbero le condizioni per arrivare a introdurre una sola tassa sulle imprese. «Anche gradualmente e per step successivi», aggiunge ancora Casero, soprattutto per rispettare il vincolo «dei saldi di finanza pubblica».

La situazione ad oggi
Oggi le imprese e i professionisti si vedono tassare la loro attività con un prelievo del 24% a 
titolo di Ires e con un ulteriore 3,9% come imposta regionale. «Si potrebbe dunque partire con una “flat tax” sulle attività produttive con un’aliquota iniziale tra il 27 e il 28% per poi farla decrescere nel tempo salvaguardando sempre i saldi». Far quadrare i conti non sarà comunque facile. Le aliquote Irap sono diversificate per tipologia di soggetti: a quella del 3,9% per imprese e professionisti, si aggiungono l’aliquota all’1,90% per l’agricoltura, o ancora la più alta al 5,90 per le imprese di assicurazione. Armonizzare il prelievo e assicurare la neutralità sui saldi sarà operazione certamente complessa. Ci sono, poi, anche le addizionali regionali con cui i governatori fanno quadrare i conti della sanità.

Irap introdotta nel 1998
Occorre ricordare, infatti, che l’Irap fu introdotta dal 1° gennaio 1998, come primo tentativo di avviare il decentramento fiscale per assicurare una maggiore autonomia impositiva alle Regioni. Tra l’altro con il federalismo fiscale nel 2013 questa autonomia è stata ulteriormente rimarcata con la trasformazione dell’Imposta in un “tributo regionale proprio derivato”. Dove con il termine “derivato” si è voluto rimarcare che il tributo regionale è introdotto dalla legge statale che lo ha regolato, attribuendo, però, il gettito alle regioni, che possono disciplinarlo entro i limiti della legge statale. Ma anche la regionalizzazione dell’Irap e in particolare del gettito, secondo Casero, non rappresenta un ostacolo alla nuova imposta unica sulle imprese: «Il contributo sanitario alle regioni è definito a livello nazionale e dunque rientrerebbe nella ripartizione contabile dei trasferimenti agli enti territoriali».

“Con la cancellazione dell’imposta regionale i contribuenti Irap (considerando solo le imprese e i 415mila autonomi) potrebbero beneficiare di un taglio degli oneri amministrativi di oltre mezzo miliardo”

Ma il vero obiettivo che il Governo ha messo nel mirino è quello di far fare un salto di qualità alle semplificazioni fiscali, intervenendo non più solo sugli adempimenti, ma soprattutto sulla riduzione delle imposte oggi presenti nel nostro ordinamento tributario. La stessa Irap nacque con una ratio sostanzialmente identica ossia quella di semplificare il sistema fiscale a invarianza del gettito accorpando in un solo tributo una serie di imposte e tasse minori, come il contributo per il servizio sanitario nazionale, l’Ilor, l’Iciap, la tassa sulle concessioni governative per l’attribuzione della partita Iva e l’imposta sul patrimonio delle imprese.

Risparmi per mezzo miliardo
Con la cancellazione dell’imposta regionale i contribuenti Irap (considerando solo le imprese e i 415mila autonomi) potrebbero beneficiare di un taglio degli oneri amministrativi di oltre mezzo miliardo. Secondo le elaborazioni della Cna i 4,3 milioni di imprese e professionisti taglierebbero i loro oneri da adempimento di 509 milioni di euro. Di questi oltre 327 milioni verrebbero risparmiati dai 3,2 milioni di soggetti Irap compresi tra zero e 200mila euro di ricavi. Per le oltre 200mila grandi imprese con ricavi da 1 milione a oltre 25 milioni di ricavi il risparmio da oneri amministrativi sarebbe superiore ai 48 milioni. «Basterebbe solo l’eliminazione di costi a rendere l’intervento utile al sistema, ma l’addio all’Irap - conclude Casero - rappresenterebbe una soluzione attesa e invocata da circa 20 anni da almeno cinque milioni di partite Iva».

Pioggia di contenziosi
A testimoniarlo è anche il contenzioso che ha accompagnato negli anni l’imposta regionale. Nel 2016 sono stati oltre 12.300 i ricorsi presentati nelle commissioni tributarie provinciali. E uno su cinque riguarda i cosiddetti “piccoli” ossia professionisti e autonomi privi di autonoma organizzazione. Secondo quanto riporta la Corte dei conti, infatti, nel 2016 sono state 1818 le cause con cui viene invocata l’esclusione dall’Irap. «La cancellazione dell’imposta regionale- sottolinea Casero - avrebbe anche questo effetto deflattivo sul contenzioso e consentirebbe di superare il nodo dell’autonoma organizzazione su cui non si è mai riusciti a far quadrare i conti».

Tratto da Il Sole 24 Ore

 

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